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venerdì 11 ottobre 2013

Steve McCurry: il fotografo dell’umano.

Scoperta, vertigine, poesia, stupore e memoria: questi sono i cinque elementi che contraddistinguono la fotografia di Steve McCurry nella mostra che si sta tenendo dal 15 Giugno 2013 nel complesso di Santa Maria della Scala a Siena.
Questo fotografo, di origini statunitensi, è stato vincitore dei Robert Capa Gold Medal e del National Press Photographers Award, raggiungendo l’apice con lo scatto “Afghan girl”, copertina del numero di giugno del 1985 di National Geographic.
«La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità».
Afghan Girl, 1984
Nelle fotografie di McCurry lo sguardo dei soggetti ritratti permette allo spettatore di perdersi in un insieme di sensazioni che sono stupore e comunicazione allo stesso tempo. I volti, i paesaggi sconvolti dalla guerra o pacificati da un momento di quiete offrono sempre un messaggio ben chiaro sul contesto che li circonda, sull’uomo che li vive e sulla cultura che rappresentano. Sembra quasi, infatti, che McCurry non possa scindere il soggetto della fotografia dal significato umano che esso stesso incarna.
Ecco dunque che, al momento dell’incontro con lo spettatore, questi scatti sembrano raccontare qualcosa, sussurrare dolcemente una storia attraverso gli occhi del soggetto fotografato, attraverso i colori.
Interessanti, ad esempio, sono  contrasti che egli crea tra il soggetto ritratto e alcuni elementi che si trovano, spesso casualmente, nell’inquadratura. Un esempio ne è lo scatto di due ragazze etiopi del 2012, dove la bellezza “nera” di queste donne in costumi tradizionali si accosta alla bianchezza di un manichino, sicuramente importato dall’Europa, a testimonianza di una colonizzazione culturale che tutt’ora persiste in Africa.
Steve McCurry è un fotografo dell’umano, dunque, e ci offre un repertorio di scatti che non sono solo arte ma anche messaggio, racconto e storia: un insieme di testimonianze che egli ha pazientemente collezionato, offerteci con la bellezza di un attimo.

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