Un bimbo di 6 mesi
travestito da Capitano Schettino per la festa di Carnevale.
Un perfetto
vestitino, preparato ad hoc; cappellino, giacca, pantalone ed infine il
passeggino adornato a modi Costa Concordia, con scritto: ” Vado a bordo!” .
Una
foto scattata nella metropolitana che subito fa il giro del web. E ci si chiede
perché?
I genitori del piccolo sostengono si tratti solo di originalità, un
modo di stupire, un modo di rappresentare la realtà.
Del resto anche lo scorso
anno, il costume più gettonato fu quello di Michele Misseri, all’epoca imputato
per l’omicidio della nipote Sarah Scazzi, ad Avetrana (BR).
Costume di un
contadino accessoriato di cintura che stava a rappresentare l’arma del delitto.
Ma si tratta davvero di originalità? Può essere originale rappresentare, in un
clima di scherzo, quale il Carnevale una triste realtà come quella del disastro
del Giglio?
Proviamo a metterci nei panni della gente che ha vissuto sulla
propria pelle il naufragio.
Ha vissuto un incubo, il terrore di non toccare mai
più terra, di essere inghiottiti dal mare per sempre. Mettiamoci ancora nei
panni di chi ha perso le persone care in quella tragica notte.
Come si può
scherzare sulla morte? Cosa provano nel vedere un bambino vestito da Capitano?
Forse
la forte attenzione mediatica alle due tragedie, a modi telenovelas, ha creato
più che altro un tormentone e non ci si è fermati alla sola cronaca dei fatti.
Originale
senza dubbio, ma certamente non in senso buono.


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