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sabato 19 novembre 2011

La moda e la crisi: tra boutique, negozi e mercatini rionali. Chi la scamperà?

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Ci penso e ci rimugino da un bel po' di tempo. E più ci penso, più arrivo a delle conclusioni. E più arrivo a delle conclusioni e più mi indigno. O mi "indegno", perché mi rendo conto di quanto spesso si pensi di poter essere più furbi degli altri e di trarre profitto alle spalle di chi proprio non lo merita.
Siamo in piena crisi economica. Lo sappiamo bene.
A risentirne sono tutti i settori lavorativi. Il commercio e la moda, anche loro certo, non ne stanno uscendo indenni. Le vendite sono in calo e le politiche di contenimento sempre più aspre.
Siamo in crisi. E' vero. Ma ciò non significa che non esista un limite a tutto.

Come di consueto durante il week-end, infatti, cerco di gratificarmi dopo una dura e stancante settimana di lavoro con un po' di sano shopping. Lungi da me l'avere la puzza sotto il naso, sono andata stavolta in un mercatino di paese. Come vi ho sempre detto, infatti, ottimi affari si possono fare in boutique così come alla fiera rionale.
Ieri mattina ero con le mie migliori amiche, a caccia di un acquisto con la A maiuscola. Non sono riuscita a trovare i boots di cui vi ho parlato nel mio precedente post e, piena di delusione, ho riversato sull'abbigliamento, riconsolandomi, ovviamente, nell'immediato.
Aggirandoci tra selezionatissime bancarelle, io e le altre ragazze abbiamo intavolato un discorso dai risvolti apparentemente molto futili, ma in realtà davvero drammatici, nato dal fatto che, ovunque ci girassimo, non facevamo altro che vedere esposta merce scadente e categoricamente targata made in China ("pensano davvero di poterci propinare petrolio?", ho detto).
La mia amica E. ha a malincuore raccontato che lei senza i negozi dei cinesi non sa stare: solo lì trova prodotti che la soddisfano esteticamente, ma soprattutto economicamente. Io, pur capendola, le ho risposto di diffidare da un tipo di commercio esclusivamente di quel tipo (commercio ormai sempre più dilagante), perché non se ne può veramente più di vedere come certe attività trattano la loro fetta di mercato. "Sono stufa - ho affermato - E non ce l'ho con i cinesi. Ce l'ho con chi ne ha approfittato e con la scusa di vendere a un prezzo eccezionale, ha infestato le nostre case e i nostri armadi di robaccia, ma soprattutto ha diffuso un commercio estremamente scadente".

Perché se prima la merce a basso prezzo (e di bassa qualità) si trovava solo nei negozi cinesi, oggi anche molte delle migliori attività hanno deciso di cavalcare l'onda e di adeguarsi a tal tipo di vendita. Vi sembra infatti normale che anche in una boutique io debba sempre specificare di non volere un articolo dalla provenienza incerta? "Voglio pagarlo anche un po' di più - mi ritrovo a dire - ma voglio il Made in Italy".
Conveniamo ovviamente sul fatto che in tempi come questi il prodotto nazionale costa tantissimo. Ma io sono sicura del fatto che sia meglio comprare pochi articoli, ma buoni (e scovare negozietti che facciano del giusto rapporto qualità-prezzo una bandiera, perché ce ne sono!), che puntare sulla quantità dei pezzi e portare a casa roba scadente e dannosa per il fisico.
E quindi non faccio altro che stizzirmi, stizzirmi con questa nuova politica di mercato secondo cui molti commercianti, ITALIANI, pur di guadagnare il più possibile, hanno totalmente perso di vista il buon senso e la voglia di avere nel proprio negozio prodotti di buona qualità ad un giusto prezzo. Hanno smesso di commerciare merce di un certo livello, iniziando col vendere petrolio a forma di capi d'abbigliamento. Io, da consumatrice, pretendo un maggior controllo sui materiali degli abiti che mi vengono proposti dal mercato.
Girando tra i negozi, vi renderete conto che ora: "E' tutto cinese!" Questo almeno vi diranno i commercianti. No, non è tutto cinese. Siete voi negozianti che volete vendere la stessa roba dei cinesi. E siamo noi acquirenti che vogliamo risparmiare su tutto (facendo di necessità, ahimé, abitudine). E sei tu Stato che non sei in grado di tutelare i tuoi cittadini da questa straziante crisi economica. Cominciamo a reintrodurre il prodotto italiano. E noi, fashion addicted, cominciamo a pretenderlo. Vedrete che il circolo vizioso maggior qualità-maggior prezzo si ridurrà e la regola per cui: "finché ti posso fregare ti frego" si perderà nel tempo.

Ricordando che una volta non eravamo così....
Forse eravamo meno avidi e più dignitosi...
Forse eravamo semplicemente meno in crisi...
Chissà. Ma quello che siamo diventati oggi, è spesso inqualificabile.

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