Non sembra aver convinto né critica né pubblico, il Dylan Dog di Kevin Munroe.
Ormai lontano dal personaggio di Tiziano Sclavi, il nostro investigatore, in pensione anticipata, non vive più a Londra ma a New Orleans; è proprio qui che torna a confrontarsi con i soliti vampiri, chiamato da Elizabeth, interpretata da Anita Briem, per far luce sulla morte del padre.
Il motivo che mette in moto tutta la storia è un classico: la bella che chiama, in suo aiuto, un supereroe.
Il Dylan Dog tutto americano che è nelle sale, sembra aver vestito i panni dell’investigatore londinese come se si trattasse della tutina di Superman, e l’interpretazione di Brandon Routh, già noto proprio nei panni dell'eroe di Metropolis, non sembrerebbe quindi priva di fondamento.
Il confronto con il fumetto è deludente: manca Londra, manca Groucho, il cui sostituto, Marcus, appare improponibile, e il maggiolone da bianco diventa nero, per non suscitare le ire della Disney.
Che il film avrebbe deluso gli appassionati di Dylan Dog si era iniziato ad intuire; del resto confrontarsi con un precedente “letterario” è sempre un’operazione delicata.
Ciò che però stupisce del film di Munroe è la capacità di apparire scialbo, lento e irreale anche a coloro che il fumetto non lo conoscono affatto.
Se avete voglia di assaporare un po’dell’atmosfera del vero Dylan Dog, tanto meglio vedere il “DellaMorte DellAmore”, che restituisce un personaggio molto più fedele all'originale, senza volerlo, almeno nelle intenzioni, imitare davvero.



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